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Il convento di Santa Caterina 

inv 3689

Adrien DAUZATS


Sully 2è sala 71




Questo quadro è un ricordo di viaggio

realizzato dall’artista nel 1830.

Il monastero non ha porte:

vi si accede attraverso un cesto issato

da un alto lucernario. 

 Il convento di Santa Caterina

E’ in questo monastero, sorto ai piedi del Gebel Musa e meglio noto come Monte Sinai, che nel IV secolo venne scoperto un manoscritto biblico oggi conosciuto con il nome di Codex Sinaiticus. Si tratta di una delle più antiche copie complete oggi conosciute delle Scritture greche.

 e Codex Sinaiticus

Monastero di Santa Caterina




Il monastero possiede una biblioteca

con la seconda collezione

di manoscritti antichi più ricca

del mondo (dopo il Vaticano),

comprendente 3500 manoscritti

e 2000 rotoli.      
 
  www.bibléLieux.com
La maggior parte di questi codici sono in lingua greca e furono trascritti dai monaci del monastero.  
 
 
Giara contenente i manoscritti
del Mar Morto  
  AO 20147
 

 
Nel 1947, un giovane beduino scoprì
nelle grotte di Qumran numerose
giare di terracotta.

Una di queste è conservata al Louvre.

Questi ricettacoli racchiudono frammenti
di oltre 200 rotoli e gli estratti di tutti
i libri delle Scritture ebraiche,
ad eccezione del Libro di Ester
 www.biblélieux.com
Uno dei rotoli in cuoio, in ottimo stato, conteneva tra gli altri la profezia di Isaia. E’ anteriore di circa mille anni rispetto ai più vecchi manoscritti riconosciuti del testo massoretico. Il confronto tra le copie evidenzia come la Bibbia non abbia subito cambiamenti significativi. Le trascurabili modifiche apportate, che riguardano unicamente l’ortografia e la grammatica e non la dottrina, attestano che gli scribi ebrei hanno realizzato una trascrizione estremamente accurata e fedele.  
 
«L’intervallo che separa la data
di redazione dei manoscritti originali
da quella dei documenti più antichi
è così breve da diventare trascurabile.
L’autenticità e l’integrità complessiva
dei libri del NT possono essere
date per certe. »

Sir F. Kenyon  AE45

«L’analisi dei papiri ci permette di trarre una prima importante conclusione: si conferma la complessiva accuratezza
dei testi esistenti.
Le variazioni riguardano unicamente
aspetti di scarso rilievo». 

Sir F. Kenyon AE43

  Bibbia, Biblos e papiro

Lettera in scrittura ieratica    E 11006

La parola ebrea per indicare il libro, séphèr,
deriva da sophér che significa scriba o copista.

Solo i discepoli del tempio imparavano
i geroglifici, la scrittura sacra.

Gli altri apprendevano unicamente la scrittura corrente, quella ieratica.  AE42

 " L’erba verde si è seccata "

Lettera scritta su papiro         E 25360

Il termine Bibbia deriva dal greco biblia
o ‘piccoli libri’. Esso deriva da biblos,
che descrive la parte interna dello stelo
del papiro

Nessuno degli scritti originali è giunto
fino a noi.
 
Ma lo studio comparativo condotto su circa 6000 manoscritti delle Scritture ebraiche dimostra che il testo è stato trascritto fedelmente. Per favorire la diffusione delle Scritture e facilitare la loro consultazione, i primi cristiani si sono fatti pionieri nell’utilizzo e nella pubblicazione del codice, sostituendo i rotoli di pergamena con libri di carta.

L’ammirevole cura dedicata alla conservazione del testo santo e alla sua trascrizione conferma queste parole: “L’erba verde si è seccata, il fiore è appassito; ma in quanto alla parola del nostro Dio, durerà a tempo indefinito”.  - Isaia 40:8; 1 Pietro 1:24
 

 





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