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il Louvre con la Bibbia
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Rilievo funerario      AO 2000

 
 
Sully sala 20 vetrina 4
 
 
 
 
Questo rilievo funerario è servito
come placca di chiusura del loculo,
luogo individuale dei corpi nelle tombe
di famiglia di Palmira.

Rilievo funerario, Palmira

Il notabile semidisteso è vestito con un costume parto. La sua sposa è raffigurata su scala più piccola. La pratica del banchetto in posizione distesa è presa a prestito dal mondo greco-romano. A Palmira essa ha preso un significato esclusivamente funerario. Essa non è evocata nella Bibbia.
 
Nell’epitaffio sul rilievo si legge : “ Immagine di Maliku, […], ohimè ! E Adira, sua moglie”. Si ritrovano nella Bibbia simili espressioni di lutto. “ Ci saranno lamentazioni, in tutte le strade si dirà : ‘Ah! Ah!’” (Amos 5:16). Grido di lutto a volte associato a una relazione filiale, come in 1 Re 13:30 : “ Ci si lamentava su di lui : ‘Ahi, fratello mio !’ “. E il profeta Geremia annuncerà la morte di Ioiachim dicendo : “Ohimè ! fratello mio ! E ohimè ! fratello mio ! E ohimè ! sorella mia ! “ – Geremia 22:18.
 
Mente i popoli pagani vicini d’Israele
avevano l’abitudine di fare sontuosi monumenti, le più antiche tombe giudaiche sono di una semplicità notevole.
 
 
Certe erano a volte così discrete che vi si poteva camminare sopra senza rendersene conto (Luca 11:44).
 

Fra le parole greche tradotte per tomba, taphos sottolinea l’idea di sepoltura (come in Matteo 23:29), mentre mnêéïon (memoriale, tomba commemorativa, come in Giovanni 5:28), mette l’accento sulla perpetuazione del ricordo
della persona deceduta. 

La morte e il lutto nella Bibbia

I Giudei non veneravano i morti e la religione non incoraggiava la credenza in un’esistenza cosciente dopo la morte in un mondo spirituale come presso gli Egiziani e i Babilonesi.
 
“Tomba di Giosafat” AO 5064
“Tomba di San Giacomo “ AO 5033 Non esposti
 
Questi due calchi conservati al Louvre hanno acquisito il valore degli originali A 260. Il primo è nel suo ornamento strettamente conforme alla dottrina rigorosa del giudaismo farisaico. Il secondo è in realtà secondo l’iscrizione incisa sulla roccia, Il nephesh dei sacerdoti di famiglia dei Benê Hézïr. Questi monumenti esistevano all’epoca di Gesù e permettono un parallelo scritturale con queste parole : “ Guai a voi scribi e Farisei, ipocriti! Perché voi […] ornate le tombe commemorative dei giusti” (Matteo 23:29).
 
Questa parola potrebbe anche applicarsi ad altri ipogèi, di cui il Louvre possiede anche i calchi (AO 5017,5034). Dell’ipogeo chiamato “Tomba dei Re”, diversi sarcofagi sono stati ritirati. Il primo è quello della regina di Saddan (AO 5029). Altri sono ornati con un decoro vegetale (AO 5057) o con una giustapposizione di fiori sbocciati (AO 5036).
 

 La tomba dove fu seppellito Gesù
era chiusa da una macina.

 
Diverse di queste lastre di pietra che bloccavano le porte sono al Louvre.
La prima riproduce l’anta della porta (AO 5036), la seconda era manovrata da un meccanismo di cui resta la serratura (AO 5057, AO 5349). Sulla terza, si osserva un ornamento variato (AO 3989).
 

Tomba con pietra scorrevole 

 
 
Nei tempi biblici gli Israeliti avevano l’abitudine di inumare i loro morti in una caverna o in una tomba (Genesi 23:2-20). Essere privato della sepoltura era un grande disonore. Fu annunciato che il re Ioaichim. “sarebbe stato sepolto con una sepoltura d’asino” (Geremia 22:18). Gesù si è servito della valle di Innom, dove si gettava i cadaveri di criminali indegni di ricevere una sepoltura, come simbolo di una completa distruzione  – Matteo 5:22.
 
L’incenerimento così come è praticato oggi può essere paragonato a quello che si è fatto agli uomini di Iabes-Gaalad, dopo che ebbero ripreso ai Filistei i corpi di Saul e dei suoi figli. La Bibbia dice che ripresero i corpi “e li bruciarono” (1 Samuele 31:12), modo di agire pieno di rispetto che il re Davide approvò.  – 2 Samuele 2:4.
 

Fra le parole greche tradotte per tomba, taphos sottolinea l’idea di sepoltura (come in Matteo 23:37),

mentre mnêéïon (memoriale, tomba commemorativa, come in Giovanni 5:28), mette l’accento sulla perpetuazione del ricordo della persona deceduta

   

La nozione fondamentale del ricordo

che includono le parole originali da un senso particolare alle parole del ladrone che chiede a Gesù :

“ Ricordati di me quando verrai
con il tuo regno”
– Luca 23:42. 
 
 
Sarcofago detto “sarcofago degli Sposi”            Cp 5194
 
 
Denon Etruria sala 18
 
 
 
 
Questo eccezionale monumento
è una delle più notevoli creazioni dello
stile etrusco-ionico.
 
L’insieme è composto da più parti : le orecchie e le mani sono chiaramente evidenziate. La rappresentazione dell’uomo di pelle bruna al fianco della sua donna di pelle chiara dà un’impressione di realtà: i loro visi sono dotati d’iris e di pupille in legno dipinto intarsiati con ossidiana o con strass. Questa magnifica terracotta compare in una composizione armoniosa con i defunti semidistesi nell’atto di banchettare. Essi fanno  gesto di un’offerta di profumo, uno dei componenti essenziali (con la condivisione del vino) del rito degli Etruschi.
 
Questa civiltà che riflette la gioia di vivere anche nell’ arte funeraria,  lasciava un posto importante alle concezioni ereditate dalla religione babilonese, in modo evidente alla credenza in un aldilà in un mondo sotterraneo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 





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